Vi scrivo dall'aldiquà
Data astrale 27.910,83
E' strano vedere il mio corpo dall'esterno, senza essere davanti allo specchio del bagno.
Fa un effetto un po' strano, come se quello non sia io, come se non lo sia mai stato.
Sarà l'espressione del volto, saranno gli occhi chiusi. Si son quelli, sono gli occhi chiusi che mi fa strano vedere il mio corpo dall'esterno.
Anche dopo 27 anni di vita, è difficile che sia capitato di guardarmi allo specchio con gli occhi chiusi.
O magari è il colorito pallido, o il fatto che sembra che io stia dormendo. In effetti non mi sono mai guardato mentre dormo.
Però peccato, avevo solo 27 anni, volevo fare un po' di cose. Quando si dice il destino beffardo, uno pensa domani faccio questo, dopodomani quest'altro. Per l'Immacolata voglio andare lì, a marzo farò così, ad aprile cosà, la prossima estate me ne vado su Marte, il prossimo Natale lo passerò sulla Luna, robe di questo tipo, ed invece sono lì bello che morto.
Insomma, bello, si fa per dire.
Ma morto, quello si.
Infarto.
E chi se l'aspettava? A saperlo non sarei uscito di casa questa mattina, o avrei tardato di un minuto, tanto ritardo per ritardo... O sarei uscito in anticipo piuttosto. Sempre nel campo dell'assurdo, ovviamente.
E invece no, puntuale come la morte (mi si passi il gioco di parole).
E che morte stupida poi, morire di infarto. Non hai colpa di nulla, non posso pentirmi di aver fatto qualcosa, di aver commesso un errore, chessò, se gioco con i miei amici a chi trattiene il fiato più a lungo e batto il record mondiale con 17 minuti di apnea, oppure ho la febbre a 45 ed esco per fare il pupazzo di neve, allora potrei dire è stata colpa mia, me la son cercata, ho sbagliato a fare così, insomma robe di questo tipo.
Ma l'infarto, dai... E' una morte meschina, stupida, ti coglie senza preavviso, non hai modo di decidere di salvarti evitando di fare qualcosa di stupido.
E poi morire di infarto per colpa di qualcun altro, è ancora più meschino.
Cammino per strada, svolto un angolo e - mentre penso ai cazzi miei - sento forte e chiaro il clacson di un tir. E muoio di infarto.
Però i capelli bianchi mi donano.
Fa un effetto un po' strano, come se quello non sia io, come se non lo sia mai stato.
Sarà l'espressione del volto, saranno gli occhi chiusi. Si son quelli, sono gli occhi chiusi che mi fa strano vedere il mio corpo dall'esterno.
Anche dopo 27 anni di vita, è difficile che sia capitato di guardarmi allo specchio con gli occhi chiusi.
O magari è il colorito pallido, o il fatto che sembra che io stia dormendo. In effetti non mi sono mai guardato mentre dormo.
Però peccato, avevo solo 27 anni, volevo fare un po' di cose. Quando si dice il destino beffardo, uno pensa domani faccio questo, dopodomani quest'altro. Per l'Immacolata voglio andare lì, a marzo farò così, ad aprile cosà, la prossima estate me ne vado su Marte, il prossimo Natale lo passerò sulla Luna, robe di questo tipo, ed invece sono lì bello che morto.
Insomma, bello, si fa per dire.
Ma morto, quello si.
Infarto.
E chi se l'aspettava? A saperlo non sarei uscito di casa questa mattina, o avrei tardato di un minuto, tanto ritardo per ritardo... O sarei uscito in anticipo piuttosto. Sempre nel campo dell'assurdo, ovviamente.
E invece no, puntuale come la morte (mi si passi il gioco di parole).
E che morte stupida poi, morire di infarto. Non hai colpa di nulla, non posso pentirmi di aver fatto qualcosa, di aver commesso un errore, chessò, se gioco con i miei amici a chi trattiene il fiato più a lungo e batto il record mondiale con 17 minuti di apnea, oppure ho la febbre a 45 ed esco per fare il pupazzo di neve, allora potrei dire è stata colpa mia, me la son cercata, ho sbagliato a fare così, insomma robe di questo tipo.
Ma l'infarto, dai... E' una morte meschina, stupida, ti coglie senza preavviso, non hai modo di decidere di salvarti evitando di fare qualcosa di stupido.
E poi morire di infarto per colpa di qualcun altro, è ancora più meschino.
Cammino per strada, svolto un angolo e - mentre penso ai cazzi miei - sento forte e chiaro il clacson di un tir. E muoio di infarto.
Però i capelli bianchi mi donano.
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