Grande almanacco sportivo

Ah che poi oggi è uno di quei giorni a cui potrà essere ricondotta una qualsiasi conseguenza della mia vita.
Tipo in ritorno al futuro con la storia del grande almanacco sportivo.

Sapevatelo.
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La rivoluzione del sessintutto

Oggi mentre mi recavo a lavoro, come faccio spesso la mattina, ascoltavo canzoni random() dal mio iPod. Perché l'iPhone si è rotto (e aspetto che mi arrivi quello nuovo) (che non era manco previsto che ne comprassi uno nuovo) (con quello che costa) (con tutto il rispetto e l'amore per la buonanima di Steve Jobs ma, cazzo, abbassate un po' i prezzi).
E niente, quando ascolto la musica dei miei iCosi, nove su dieci è CapaRezza.
Io poi c'ho il vizio, quando ascolto una canzone, o quando rifletto su come scrivere un pezzo di programma, oppure quando faccio mente locale su un pezzo che ho già scritto e quello che dovrò aggiungerci, oppure quando faccio un ragionamento qualsiasi, spesso immagino di stare spiegando a qualcuno la cosa che sto pensando. Perché così mi riesce di immaginarla meglio.
Perché sono dell'idea che, per essere certi di aver capito veramente bene qualcosa, bisognerebbe essere in grado di spiegarla a qualcuno.
Allora mentre ascoltavo CapaRezza (era una di quelle nove volte su dieci che dicevo), sono giunto alla conclusione che, per spiegare CapaRezza a qualcuno che non lo conosce, bisogna fare la parafrasi di quello che dice.
Che secondo me è il miglior complimento che gli si possa fare, perché per fare la parafrasi di una poesia vuol dire che dentro quella poesia c'è un contenuto che è lungo almeno quattro o cinque volte la lunghezza della poesia stessa.
E niente, sono convinto che oggi bisognerebbe insegnare CapaRezza a scuola.
Perché Dante, bravo quanto vuoi, dice delle robe pensate cinque secoli fa che oggi, cinque secoli dopo, non sono mica tanto convinto che insegnino ancora qualcosa. Soprattutto parlando di inferno, purgatorio e paradiso, secondo me le robe che ha scritto invece di insegnare disinsegnano.
Ma lo stesso vale per Manzoni con i Promessi Sposi eh. Saranno anche dei mattoni scritti da scrittori con i controcoglioni, ma diciamocelo, nel 2011 cosa possono insegnare i Promessi Sposi? Che la Divina Provvidenza è la reale protagonista della nostra vita? Che anche il più cattivo dei cattivi (talmente cattivo da non avere nemmeno un nome) prima o poi si convertirà al Cristianesimo? Che ci sono i buoni ed i cattivi e che il Cristianesimo è la meta a cui bisogna aspirare per diventare buoni?
Ecco, magari non c'avrò capito niente dei Promessi Sposi, oppure magari sono troppo di parte, però per esperimento io proverei a fare a scuola la parafrasi della "Rivoluzione del sessintutto" o de "La mia parte intollerante", credo che verrebbe fuori qualche risultato inaspettato.