Non so voi...

...ma io mi son rotto le palle di tenere l'emmepittrè attaccato alle orecchie.
Non per la musica.
Non per i generi.
Non per le orecchie.
Non per l'attenzione.
Non per le possibili multe.
E' che sono riuscito ad attorcigliare le cuffie al freno a mano, al cambio, agli occhiali appesi alla camicia, ad un bottone della camicia, alla cintura dello zaino ed alla chiave dell'auto.

Contemporaneamente.
Tag utilizzati: ipod, la mia auto

Il fotografo della domenica #29

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Devo aggiungere altro?

Remember that days, cioè di quando ero piccolo e facevo certe cose che ora, a pensarci bene, non è mica cambiato molto

Quando ero più piccolo (nel senso che ancora non sono grande) (cioè, lo sarei pure, più grande, ma è che voglio considerarmi ancora in tempo) (che i trenta mi fanno un po' ansia), dicevo, quando ero più piccolo, non riuscivo ad aspettare.
Se per esempio era la notte di Natale, e sapevo che a mezzanotte qualcuno mi avrebbe portato i regali, non riuscivo a darmi pace. Allora, siccome sapevo che mi era praticamente impossibile restare sveglio, per due semplici motivi: primo perchè non ce l'avrei fatta; secondo perchè guardare Babbo Natale era vietato (non so da chi ma era vietato); terzo perchè i miei genitori, pur di farmi dormire, ad un certo punto spegnevano la TV così poi mi sarei addormentato (e la luce blu della lampada ammazza-zanzare li aiutava), vabè i motivi son diventati tre, allora dicevo, siccome mi era praticamente impossibile restare sveglio ad aspettare l'ora dei regali, e siccome aspettare sarebbe stato oltretutto faticoso psicologicamente, escogitai un piano (e mio fratello era d'accordo): dormire. Se dormiamo, domani arriva prima.
Perchè quando dormi non ti accorgi che il tempo passa. E quindi chiudi gli occhi, li riapri, ed è domani.
Questo era per Natale, ma diciamo che era una tecnica così potente che veniva usata solo in rare occasioni, quando dovevo aspettare qualcosa.
Più difficile era quando aspettavo una cosa a lungo termine: tra venti giorni lasciamo casa ed andiamo in villeggiatura. A mare, pensa. Un mese intero a mare. Ma dovevano passare venti giorni, non potevo aspettare tanto tempo, e non potevo dormire per venti giorni di fila (mia madre e mio padre erano il genere di persone che non avrebbero apprezzato). Allora c'erano altri diversivi: uscivo a giocare a pallone (si, io) (ma giocavo male, se può consolare) (e non facevo male a nessuno, allora), giocavo col Master System, insomma facevo qualcosa di bello per far trascorrere il tempo. Nota: il tempo trascorre più veloce del solito se ti diverti, rallenta se aspetti.
Ora le cose non sono cambiate mica tanto, rispetto ad allora.
Se devo aspettare non riesco a farlo. Se mi deve arrivare un pacco non so aspettare, specialmente se so più o meno quando arriverà. Ed occupo il tempo facendo cose, andando in giro, e qualche volta lavorando.
Se devo aspettare domani, vado a letto presto così domani arriva subito. Le invenzioni, una volta che le fai, non le molli più.
Ecco, io devo ritirare degli ingrandimenti da un fotografo, foto mie, s'intende.
Sono a lavoro, le foto le dovrei passare a prenderle oggi.

Dormo.

Il fotografo della domenica #28

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Chiesa di San Giuseppe, Taranto Vecchia, 21/09/2008
Per le altre foto su Flickr clickami tutto

Che bella l'estate

Bello svegliarsi e vedere il taglio del sole sul muro, la casa in silenzio, sentire gli uccellini che cinguettano, vedere il cielo celeste, sentire il tepore dei 34 gradi dell'estate, le persone ombrellone-munite che in pantaloncini ed infradito si preparano ad andare a mare...
Si lo so che lo scenario in questi giorni non è esattamente questo, ma quando a lavoro ripari un server e tutto torna alla normalità vedi il mondo colorato :)

Vasco Rossi

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e da qui... qui non arrivano gli angeli...


Questa pagina contiene citazioni da o sulla serata di ieri:
  • Nicola: Se puoi non scegliere, non scegliere;
  • Io: Io faccio lo scattatore;
  • Salvo: Anche oggi, come ieri, tromberò domani;
Per i ragazzi della Rocca: per vedere le vostre foto clickate qui

Fortuna è...

Fortuna è...
  • uscire di casa senza ombrello perchè tanto ha smesso di piovere;
  • essere colti dall'acquazzone quando si è lontani dall'auto, e troppo lontani da casa;
  • diventare di colpo lentissimi ad effettuare l'operazione (urgentissima) di salire in auto;
  • accorgersi durante la partenza di aver dimenticato le chiavi dell'ufficio;
  • ...e l'iPod;
  • non essere tornati a casa a prendere l'ombrello perchè tanto poi smette di piovere;
  • parcheggiare a lavoro ancora umidi;
  • ovviamente fuori piove ancora;
  • diventare di colpo lentissimi ad effettuare l'operazione (urgentissima) di chiudere l'auto;
  • arrivare al cancello bagnati fradici;
  • non ricevere risposta alcuna al citofono;
  • sentirsi chiedere: Ma sta piovendo?

Il fotografo della domenica #27

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Abbinamenti

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Il fotografo quando il giovedì sera non c'ha niente da fare

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Innamorata
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La verità


Bisogna dire la verità
nessuno dice la verità
ho una gran voglia di vivere, desiderare, decidere
Mi hanno rubato la libertà,
è a pochi metri la libertà
sono innocente, è un equivoco,
fatemi uscire da qui...

Biagio Antonacci - Liberatemi
Qui il video

Razzi atomici!!!

Signore: ...sul portatile di mia figlia c'è ancora Windows 2000.
Io: Eh... Prima o poi va tolto quello...
Signore: ...che su quel portatile mi mettesti anche Mazzinga, quello vecchio.
Io: ...
Signore: Mazzinga, quello per vedere i siti.
Io: Mozilla
Signore: Eh...
Io: Mozilla Firefox
Signore: Eh, quello. Mozilla, Mazzinga, sempre lui è.

Chiedo scusa, veramente, non scherzo, dico sul serio

Chiedo scusa se non sono riuscito a darvi quello che volevate, quello che avete cercato, quello che speravate di avere.
Chiedo scusa.
Forse ancora non mi conoscete bene, non sapete veramente quello che ho dentro, come la penso, come so essere generoso, forse non sapete che posso dare anche il sangue se veramente ce n'è bisogno.
Ma qualcosa è andato storto, forse per colpa mia, forse perchè non avete chiesto bene o non avete chiesto affatto, oppure perchè avete voluto fare da voi senza interpellarmi, senza chiedermi cosa potessi fare per aiutarvi.
Mi dispiace di cuore, davvero, chiedo scusa a tutti.

La prossima volta che vi viene in mente di aprire la mia auto di nascosto ditemelo, così almeno vi lascio dentro qualcosa da portar via, a parte i CD di Biagio Antonacci e Giggggi D'Alessio.



Cordialmente,
il proprietario della Corsa Bianca

Il fotografo della domenica #26

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Alla Opel

Mi accoglie il capo di tutti i tecnici. Cordiale. Mi chiede che problemi abbia la mia vettura, e dopo averglieli detti si porta pollice ed indice sotto il mento, pensieroso, e resta a fissare per qualche attimo il vuoto.
"E' ancora in garanzia?"
"Veramente non più..."
Allora porta in aria il braccio destro come se avesse segnato un rigore, si strappa la tuta sporca di grasso e viene portato in festa dagli altri meccanici che erano lì.
Poi mi dice di portargli l'auto domani, oggi ha molto da fare, deve prenotare una vacanza ai Caraibi per questo Natale.

Sempre alla Opel. Il capo dei tecnici, in previsione della cifra che dovrò pagare, mi accoglie vestito con una tuta da lavoro di seta nera, Rolex, cilindro e sigaro cubano.
Cerca di darsi un contegno, ma non riesce a trattenersi dal mostrarmi le foto della nuova villa in Sardegna in cui andrà a soggiornare l'estate.
Mi mostra il preventivo, ci son tanti di quegli zeri che me ne ha dovuti fare due. A denti stretti, e con un sedativo per cavalli, sono costretto ad accettare.

Ancora alla Opel, vado a ritirare l'auto.
Tutti i tecnici sono rifatti e somigliano a Ben Afflek, unghie curate, scarpe della Nike per i più giovani, Vero Cuoio per i più maturi. Sulle loro giacche (ho notato che nessuno usa la tuta blu) pendono ancora i cartellini Lord. I pavimenti sono tutti d'argento e le scarpe lucidate allo spasimo.
Mi appare il Santo Patrono di tutti i meccanici che mi benedice.
Il capo dei tecnici mi accompagna nel suo ufficio per il pagamento, ufficio che comunque è cambiato dall'ultima volta: ottantacinque metri quadri, finestre luminosissime, muri bianchi, gioielli appesi alle piante. Dai muri sono spariti i poster dell'omino Michelin. Al loro posto ci sono dei Caravaggio originali, ed un parquet in ciliegio.
Alle spalle della sua scrivania un maxischermo 183 pollici mostra continuamente le foto di lui alle Maldive insieme a modelle di ogni razza e misura.

Mentre firmo l'assegno (ovviamente senza fattura) con la stilografica Cartier, con la coda dell'occhio lo vedo ballare il tip-tap.
Tag utilizzati: la mia auto, maledetti bastardi

Direttamente dal mio iPod Touch #1

Monkey Island su iPod Touch
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