Lezioni di Tarantino
Data astrale 26.135,20
Hello World!
Oggi sono sveglio già di buon'ora, e così - nonostante la papagna - cercherò di tener contenta Valentina e quelli (non ricordo più chi!) che ieri mi hanno chiesto di scrivere questo post per elencare parole ed espressioni d'uso comune del dialetto tarantino.
Si perchè non ci sono solo parole tarantine, ma anche espressioni. Frasi cioè composte da parole comuni, che però nella nostra città assumono un significato particolare altrimenti illogico in altre culture.
Parto da qualcosa accennata ieri.
Ieri ad esempio al Glamour Davide mi ha fatto parecchio innervosire (nello skerzo, ovviamente), tanto che gli ho detto:
che non è una espressione tipica tarantina, ma quello che mi ha stupito è che nessuno sapeva cosa fosse la nuèna, nemmeno Santa, che vive al rione Tamburi.
La nuèna (Novena) è la musica tipica del Natale, sicuramente non Jingle Bells o Rockin' around a Christmas Tree, che spesse volte accompagna la messa a tavola delle prime pettole il giorno di Santa Cecilia, 22 novembre, con cioccolato bollente alle 5 del mattino (questo vorrebbe la vera tradizione, anche se poi la si festeggia intorno alle 7.30 - 8.00). In genere la banda municipale suona quello che caxxo le pare, ma dovrebbe - per la maggiore - suonare proprio la Novèna.
Tra le espressioni tipiche tarantine invece troviamo la famosa:
che si usa solente per indicare la perdita di notizie e/o di contatti con una persona che stiamo aspettando ormai da tempo.
Altre espressioni (questa volta utilizzate entrambe per una stessa causa) sono quelle che a suo tempo mi insegnò Nicola, e che io non conoscevo.
Due espressioni che indicano la mancanza di sale in una pietanza, e che sono:
o anche
La seconda però non so sinceramente da dove venga fuori :\
Una espressione poi che indica incredulità a quanto raccontato da qualcuno con cui si sta avendo una discussione è:
con la quale si vuole far notare quanto abbia dell'incredibile o quanto stentiamo a credere a qualcosa che ci è stata o che ci sta venendo raccontata.
Esempio:
Traduz.:
con l'evidente tentativo di far notare quanto l'affermazione di qualcuno che ci sta davanti sia campata in aria, come appunto una mamma che non abbia avuto figli.
Se poi qualcuno spiffera ai quattro venti qualcosa che gli abbiamo raccontato in confidenza e che non volevamo che si sapesse in giro, si dice "accitt citt mmìzz a' chiàzz", cioè raccontare qualcosa ai mercati generali nella speranza che nessuno ascolti la conversazione.
Ad esempio:
P.S.: Conosco gente così ;)
Quando invece veniamo tirati in ballo senza giusto motivo, o quando veniamo interpellati per una questione di cui faremmo volentieri a meno di parlare, si usa dire:
che tradotta viene più o meno:
Se poi una persona ripete in modo ossessivo una cosa si può dire che si è messa a canzone.
Poi esistono termini propriamente dialettali; parole cioè nate dalla fusione di altre parole o che da sole non hanno un corrispettivo in italiano.
Ad esempio accumugghiàre: accumulare alla rinfusa, o riparare ad un danno alla bell'e meglio.
Deriva forse dall'unione dei termini accumulare ed ammucchiare.
Traduz.:
Oppure alanga, che può essere vista come una storpiatura di all'anima: si usa quando si vuole offendere pesantemente qualcuno, toccando addiritura la sua progenie (preferibilmente defunta):
Può anche essere usata in espressioni di sconforto o dolorosa sorpresa, e allora viene tradotta con "mannaggia":
Benedica è un altro termine, forse più conosciuto degli altri perchè spesso italianizzato.
E' una parola che principalmente indica stupore per i progressi di un bambino:
E' usata anche per commentare qualcuno che fa rutti o pirdi, e in quel caso può essere sostituita da zucchero.
Contrariamente alle credenze di Santa, poi, vi è il termine ciola, che rappresenta l'organo sessuale maschile, normalmente considerato in fase di riposo. Il termine viene usato in frasi ingiuriose come "faccia di ciola" o "sei proprio una ciola!", come a dire "sei una pizza spezzata".
Gnofa indica invece una ragazza poco carina, e deriva dal fatto che durante la guerra solo poche persone potevano permettersi di comprare del pane ben fatto. Allora il panettiere infornava quel che rimaneva degli impasti per tirar fuori un ammasso aforme che i più poveri potevano permettersi. Quindi indica qualcuno (ragazze) che non hanno un bell'aspetto.
Malombra è la figura tarantina del fantasma, che di notte si aggira coperta da un lenzuolo bianco recando quindi spavento a chi la incontra. Termine spesso utilizzato quando non ci si accorge della presenza di qualcuno con conseguente sobbalzo:
E concludo questo post con alcune filastrocche tipiche locali, che non hanno un ruolo vero e proprio se non - appunto - quello della filastrocca da tramandare o da pronunciare senza valido motivo.
Ad esempio che sia scirocco o tramontana, si è soliti dire:
che non ha un senso visto che tal Filippo starà sempre uscendo di casa quando invece Rocco ne starà facendo rientro.
Oppure:
Spero di avervi chiarito un po' le idee su quello che un vero tarantino dovrebbe sapere. Ovviamente più in là scriverò altri post sull'argomento. Ora è tardi (cioè presto) e vorrei un po' riposare. Attendo commenti :)
Oggi sono sveglio già di buon'ora, e così - nonostante la papagna - cercherò di tener contenta Valentina e quelli (non ricordo più chi!) che ieri mi hanno chiesto di scrivere questo post per elencare parole ed espressioni d'uso comune del dialetto tarantino.
Si perchè non ci sono solo parole tarantine, ma anche espressioni. Frasi cioè composte da parole comuni, che però nella nostra città assumono un significato particolare altrimenti illogico in altre culture.
Parto da qualcosa accennata ieri.
Ieri ad esempio al Glamour Davide mi ha fatto parecchio innervosire (nello skerzo, ovviamente), tanto che gli ho detto:
Mo' t'agghia fa' candà a' nuèn a bott d' scaff!!!
che non è una espressione tipica tarantina, ma quello che mi ha stupito è che nessuno sapeva cosa fosse la nuèna, nemmeno Santa, che vive al rione Tamburi.
La nuèna (Novena) è la musica tipica del Natale, sicuramente non Jingle Bells o Rockin' around a Christmas Tree, che spesse volte accompagna la messa a tavola delle prime pettole il giorno di Santa Cecilia, 22 novembre, con cioccolato bollente alle 5 del mattino (questo vorrebbe la vera tradizione, anche se poi la si festeggia intorno alle 7.30 - 8.00). In genere la banda municipale suona quello che caxxo le pare, ma dovrebbe - per la maggiore - suonare proprio la Novèna.
Tra le espressioni tipiche tarantine invece troviamo la famosa:
Am' pers a Flìpp cu tutt u' panàr
che si usa solente per indicare la perdita di notizie e/o di contatti con una persona che stiamo aspettando ormai da tempo.
Altre espressioni (questa volta utilizzate entrambe per una stessa causa) sono quelle che a suo tempo mi insegnò Nicola, e che io non conoscevo.
Due espressioni che indicano la mancanza di sale in una pietanza, e che sono:
'Sta mnèstr è dòsc d' sal
o anche
'Sta mnèstr s'n' cad da mmòcc
La seconda però non so sinceramente da dove venga fuori :\
Una espressione poi che indica incredulità a quanto raccontato da qualcuno con cui si sta avendo una discussione è:
Mamt è signurìn
con la quale si vuole far notare quanto abbia dell'incredibile o quanto stentiamo a credere a qualcosa che ci è stata o che ci sta venendo raccontata.
Esempio:
-Vi' ca cu' vìnd'èur m'accattìv nu' cazòn, 'na cammìs e nu' pàr d' scarp...
-Sì, e màmt è signurìn!
-Sì, e màmt è signurìn!
Traduz.:
-Sappi che con sole venti euro sono riuscito ad acquistare un pantalone, una camicia ed un paio di scarpe...
-Certo, ora raccontami anche che tua madre è nubile!
-Certo, ora raccontami anche che tua madre è nubile!
con l'evidente tentativo di far notare quanto l'affermazione di qualcuno che ci sta davanti sia campata in aria, come appunto una mamma che non abbia avuto figli.
Se poi qualcuno spiffera ai quattro venti qualcosa che gli abbiamo raccontato in confidenza e che non volevamo che si sapesse in giro, si dice "accitt citt mmìzz a' chiàzz", cioè raccontare qualcosa ai mercati generali nella speranza che nessuno ascolti la conversazione.
Ad esempio:
- Giuà, e menumàl ca t'agghie ditt no' dìshr nind a nisciùn!!! E ce è, a citt citt mmìzz a' chiàzz!!!
P.S.: Conosco gente così ;)
Quando invece veniamo tirati in ballo senza giusto motivo, o quando veniamo interpellati per una questione di cui faremmo volentieri a meno di parlare, si usa dire:
Zùmb u' citrùl e a ci vè 'ngùl?
che tradotta viene più o meno:
Ecco, sapevo che anche questa volta ci sarei andato/a di mezzo io!!!
Se poi una persona ripete in modo ossessivo una cosa si può dire che si è messa a canzone.
Poi esistono termini propriamente dialettali; parole cioè nate dalla fusione di altre parole o che da sole non hanno un corrispettivo in italiano.
Ad esempio accumugghiàre: accumulare alla rinfusa, o riparare ad un danno alla bell'e meglio.
Deriva forse dall'unione dei termini accumulare ed ammucchiare.
Mà, vìd ca agghie accumugghiàt tutt l' buttiglij 'ndr a' u' lavandìn
Traduz.:
Mamma, sappi che ho portato io tutti i bicchieri nel lavabo
Oppure alanga, che può essere vista come una storpiatura di all'anima: si usa quando si vuole offendere pesantemente qualcuno, toccando addiritura la sua progenie (preferibilmente defunta):
Alanga d'citemmuèrt e citestramuèrt!!!
Può anche essere usata in espressioni di sconforto o dolorosa sorpresa, e allora viene tradotta con "mannaggia":
- Manuè, ma tu e' fatt cadè a' pttùr ndèrr?
- Eh papà, m'ha sprusciàt da' mmàn...
- Alanga toje...
- Eh papà, m'ha sprusciàt da' mmàn...
- Alanga toje...
Benedica è un altro termine, forse più conosciuto degli altri perchè spesso italianizzato.
E' una parola che principalmente indica stupore per i progressi di un bambino:
- Ha mangiàt u piccìnn?
- Com'è!!! S'ha mangiàt 'nu piatt d' past, 'nu stuèzz d' carn e 'na banàn!
- Benedìc!!!
- Com'è!!! S'ha mangiàt 'nu piatt d' past, 'nu stuèzz d' carn e 'na banàn!
- Benedìc!!!
E' usata anche per commentare qualcuno che fa rutti o pirdi, e in quel caso può essere sostituita da zucchero.
Contrariamente alle credenze di Santa, poi, vi è il termine ciola, che rappresenta l'organo sessuale maschile, normalmente considerato in fase di riposo. Il termine viene usato in frasi ingiuriose come "faccia di ciola" o "sei proprio una ciola!", come a dire "sei una pizza spezzata".
Gnofa indica invece una ragazza poco carina, e deriva dal fatto che durante la guerra solo poche persone potevano permettersi di comprare del pane ben fatto. Allora il panettiere infornava quel che rimaneva degli impasti per tirar fuori un ammasso aforme che i più poveri potevano permettersi. Quindi indica qualcuno (ragazze) che non hanno un bell'aspetto.
Malombra è la figura tarantina del fantasma, che di notte si aggira coperta da un lenzuolo bianco recando quindi spavento a chi la incontra. Termine spesso utilizzato quando non ci si accorge della presenza di qualcuno con conseguente sobbalzo:
Madò!!! Sceeeeppaùr.... E cessì, a malòmbr???
E concludo questo post con alcune filastrocche tipiche locali, che non hanno un ruolo vero e proprio se non - appunto - quello della filastrocca da tramandare o da pronunciare senza valido motivo.
Ad esempio che sia scirocco o tramontana, si è soliti dire:
Quann è shròcc
scènn Flìpp e 'nghiàn Ròcc.
Quann è tramundàn
Flìpp scènn e Rocc nghiàn.
scènn Flìpp e 'nghiàn Ròcc.
Quann è tramundàn
Flìpp scènn e Rocc nghiàn.
che non ha un senso visto che tal Filippo starà sempre uscendo di casa quando invece Rocco ne starà facendo rientro.
Oppure:
Chiòv achiòv,
acque d' cièl e cozz plòs,
ci ve' pass manzignòr
de' mazzat cu' u' bastòn.
Lambasciù lambasciù
mmizz a' chiàzz no' stè nisciùn!
acque d' cièl e cozz plòs,
ci ve' pass manzignòr
de' mazzat cu' u' bastòn.
Lambasciù lambasciù
mmizz a' chiàzz no' stè nisciùn!
Spero di avervi chiarito un po' le idee su quello che un vero tarantino dovrebbe sapere. Ovviamente più in là scriverò altri post sull'argomento. Ora è tardi (cioè presto) e vorrei un po' riposare. Attendo commenti :)
e Daniela.Cmq hai dimenticato altre frasi ke si dicono spesso come 'agghì rmast cuum à ziit d' Pulsn'' o 'ka cè sembr fest a Palascihn'?'.Tienile presenti x la prossima lezione:)