Alla Opel
Data astrale 27.679,42
Mi accoglie il capo di tutti i tecnici. Cordiale. Mi chiede che problemi abbia la mia vettura, e dopo averglieli detti si porta pollice ed indice sotto il mento, pensieroso, e resta a fissare per qualche attimo il vuoto.
"E' ancora in garanzia?"
"Veramente non più..."
Allora porta in aria il braccio destro come se avesse segnato un rigore, si strappa la tuta sporca di grasso e viene portato in festa dagli altri meccanici che erano lì.
Poi mi dice di portargli l'auto domani, oggi ha molto da fare, deve prenotare una vacanza ai Caraibi per questo Natale.
Sempre alla Opel. Il capo dei tecnici, in previsione della cifra che dovrò pagare, mi accoglie vestito con una tuta da lavoro di seta nera, Rolex, cilindro e sigaro cubano.
Cerca di darsi un contegno, ma non riesce a trattenersi dal mostrarmi le foto della nuova villa in Sardegna in cui andrà a soggiornare l'estate.
Mi mostra il preventivo, ci son tanti di quegli zeri che me ne ha dovuti fare due. A denti stretti, e con un sedativo per cavalli, sono costretto ad accettare.
Ancora alla Opel, vado a ritirare l'auto.
Tutti i tecnici sono rifatti e somigliano a Ben Afflek, unghie curate, scarpe della Nike per i più giovani, Vero Cuoio per i più maturi. Sulle loro giacche (ho notato che nessuno usa la tuta blu) pendono ancora i cartellini Lord. I pavimenti sono tutti d'argento e le scarpe lucidate allo spasimo.
Mi appare il Santo Patrono di tutti i meccanici che mi benedice.
Il capo dei tecnici mi accompagna nel suo ufficio per il pagamento, ufficio che comunque è cambiato dall'ultima volta: ottantacinque metri quadri, finestre luminosissime, muri bianchi, gioielli appesi alle piante. Dai muri sono spariti i poster dell'omino Michelin. Al loro posto ci sono dei Caravaggio originali, ed un parquet in ciliegio.
Alle spalle della sua scrivania un maxischermo 183 pollici mostra continuamente le foto di lui alle Maldive insieme a modelle di ogni razza e misura.
Mentre firmo l'assegno (ovviamente senza fattura) con la stilografica Cartier, con la coda dell'occhio lo vedo ballare il tip-tap.
"E' ancora in garanzia?"
"Veramente non più..."
Allora porta in aria il braccio destro come se avesse segnato un rigore, si strappa la tuta sporca di grasso e viene portato in festa dagli altri meccanici che erano lì.
Poi mi dice di portargli l'auto domani, oggi ha molto da fare, deve prenotare una vacanza ai Caraibi per questo Natale.
Sempre alla Opel. Il capo dei tecnici, in previsione della cifra che dovrò pagare, mi accoglie vestito con una tuta da lavoro di seta nera, Rolex, cilindro e sigaro cubano.
Cerca di darsi un contegno, ma non riesce a trattenersi dal mostrarmi le foto della nuova villa in Sardegna in cui andrà a soggiornare l'estate.
Mi mostra il preventivo, ci son tanti di quegli zeri che me ne ha dovuti fare due. A denti stretti, e con un sedativo per cavalli, sono costretto ad accettare.
Ancora alla Opel, vado a ritirare l'auto.
Tutti i tecnici sono rifatti e somigliano a Ben Afflek, unghie curate, scarpe della Nike per i più giovani, Vero Cuoio per i più maturi. Sulle loro giacche (ho notato che nessuno usa la tuta blu) pendono ancora i cartellini Lord. I pavimenti sono tutti d'argento e le scarpe lucidate allo spasimo.
Mi appare il Santo Patrono di tutti i meccanici che mi benedice.
Il capo dei tecnici mi accompagna nel suo ufficio per il pagamento, ufficio che comunque è cambiato dall'ultima volta: ottantacinque metri quadri, finestre luminosissime, muri bianchi, gioielli appesi alle piante. Dai muri sono spariti i poster dell'omino Michelin. Al loro posto ci sono dei Caravaggio originali, ed un parquet in ciliegio.
Alle spalle della sua scrivania un maxischermo 183 pollici mostra continuamente le foto di lui alle Maldive insieme a modelle di ogni razza e misura.
Mentre firmo l'assegno (ovviamente senza fattura) con la stilografica Cartier, con la coda dell'occhio lo vedo ballare il tip-tap.
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